Quando la scrittura diventa progetto (e non solo “parole”)
Ci sono libri che leggi per imparare una tecnica. E poi ci sono libri che ti fanno cambiare postura: davanti alla tastiera, davanti alle persone, davanti al lavoro. Scrivi e lascia vivere rientra in questa seconda categoria.
È un manuale pratico di scrittura inclusiva e accessibile firmato da Valentina Di Michele, Andrea Fiacchi e Alice Orrù. Un testo nato con l’idea di offrire strumenti concreti per riconoscere bias, stereotipi e automatismi che si infilano nelle frasi “di routine”, e per sostituirli con parole più precise, rispettose e utili.

Da UX/UI designer mi capita spesso di vedere il testo trattato come decorazione finale. Invece qui è chiarissimo il punto: le parole sono parte dell’esperienza. Possono invitare, escludere, confondere, far sentire accolte le persone o farle scappare. E la cosa interessante è che il libro non si ferma al “dibattito”, ma scende nel pratico: esempi, contesti d’uso, mini-vademecum (“Le parole per dirlo”), e un bel focus su accessibilità e microcopy.
Chi sono gli autori
Valentina Di Michele
Valentina Di Michele è una delle figure più note in Italia quando si parla di UX writing e microcopy. È fondatrice/CEO di Officina Microtesti, studio specializzato in UX content e progettazione di “esperienze verbali” per il digitale. Insegna e fa formazione su content strategy e scrittura per interfacce, ed è attiva anche come speaker e divulgatrice.
Andrea Fiacchi
Andrea Fiacchi porta nel libro una prospettiva che trovo preziosa: quella psicologica e cognitiva applicata al design. È psicologo (con specializzazione in neuroscienze) e lavora da anni su architetture centrate sull’utente e UX writing. Anche lui è legato a Officina Microtesti e alla formazione nel mondo UX.
Alice Orrù
Alice Orrù è copywriter e traduttrice, con un focus dichiarato su linguaggio inclusivo e accessibilità dei testi. Lavora spesso in contesti internazionali e unisce competenze linguistiche e attenzione al modo in cui le parole “posizionano” le persone. Nel libro firma capitoli chiave sul concetto stesso di “linguaggi inclusivi” e sul linguaggio di genere.
Di cosa parla il libro (e perché non è il solito manuale)
Partiamo dai dati essenziali: Scrivi e lascia vivere è pubblicato da Flacowski (Flaco Edizioni Group), conta 224 pagine ed è uscito a giugno 2022.
La promessa del libro è netta: aiutarti a stanare pregiudizi inconsapevoli e stereotipi, trovare parole più precise, evitare generalizzazioni e rendere la comunicazione più democratica e partecipativa.
E lo fa con una struttura “a strati”: prima ti mette in mano le lenti giuste (definizioni, bias, privilegi, pluralità), poi affronta alcuni territori dove il linguaggio inciampa più spesso (genere, abilismo, ageismo, classismo), e infine porta tutto nel digitale: accessibilità e microcopy inclusivi.
L’idea chiave: non esiste “il” linguaggio inclusivo (ma i linguaggi inclusivi)
Una cosa che mi è rimasta addosso è la scelta del plurale: “linguaggi inclusivi”. Non è un vezzo, è un modo per ricordare che l’inclusione non coincide solo con una questione (spesso ridotta al genere), ma riguarda un universo più ampio: rappresentazione, potere, contesto, cultura, abitudini.
Il libro insiste su un punto che, nella pratica di design, è oro: se stai progettando per “persone reali”, devi accettare la complessità. E quindi anche il linguaggio deve reggerla.
Bias, stereotipi e scorciatoie mentali: la parte scomoda (ma utile)
C’è una sezione che lavora sul “perché” sbagliamo: bias cognitivi, pregiudizi, automatismi, cornici culturali. Non per colpevolizzare, ma per dare un metodo: riconoscerli, nominarli, correggerli.
Qui il libro si comporta da manuale serio: ti mostra le trappole più comuni e ti invita a fare autoanalisi. Non solo “cosa dire”, ma da quale prospettiva stai parlando.
I capitoli “caldi”: genere, abilismo, ageismo, classismo
La parte centrale affronta temi in cui il dibattito è acceso, con un approccio che prova a restare pratico: introduzione del contesto, esempi, alternative e risorse per approfondire.
- Linguaggio di genere: il punto non è “trovare la formula magica”, ma evitare scorciatoie e riduzionismi (tipo: “inclusivo = basta non usare il maschile sovraesteso”). Il tema è rappresentare.
- Abilismo: come parliamo di disabilità, quali parole portano paternalismo o stereotipi, e come spostare il focus sulla persona (people-first) quando serve.
- Ageismo: le micro-aggressioni legate all’età, i toni infantilizzanti, le etichette facili.
- Classismo: parole che “pesano” perché giudicano, sminuiscono, incasellano condizioni sociali ed economiche.
Il ponte col digitale: accessibilità e microcopy inclusivi
Qui, da designer, mi sono sentita a casa.
Il libro dedica spazio ai principi di accessibilità legati alla scrittura e al design, e ai microcopy inclusivi: testi brevi ma decisivi (errori, conferme, hint, onboarding, CTA).
È la parte che ti fa venire voglia di aprire un progetto e rivedere subito: form, messaggi di errore, pattern di conferma, micro-testi che danno per scontato troppo.
Applicazioni pratiche per UX/UI, branding e progettazione web
Se progetto un sito o un’interfaccia per una PMI, Scrivi e lascia vivere mi lascia tre domande operative sul tavolo:
- Chi sto nominando? Chi sto lasciando fuori?
Esempio microcopy: “Benvenuto!” in onboarding. A volte basta una riformulazione neutra e più calda (“Ti diamo il benvenuto”, oppure “Ciao, iniziamo”). - Sto usando etichette o sto descrivendo?
Nei profili utente, nelle FAQ, nelle pagine “Lavora con noi”: ridurre le persone a categorie (“disabile”, “anziano”, “extracomunitario”) è un rischio frequente. Qui torna utile ragionare su people-first e contesto, invece che su automatismi. - Il mio contenuto è accessibile anche quando è breve?
Errori chiari, istruzioni leggibili, microcopy che non colpevolizzano (“Hai sbagliato” vs “Controlla questo campo”), alternative testuali dove servono. E, sul fronte standard, vale la pena tenere come bussola le WCAG 2.2 (anche nella traduzione italiana ufficiale).
Le parole hanno un impatto nella vita delle persone: perpetuano pregiudizi, situazioni di disuguaglianza, escludono le persone da diritti e opportunità.
Scrivi e lascia vivere | Valentina Di Michele, Andrea Fiacchi, Alice Orrù
3 motivi per leggerlo
- Perché ti dà un metodo, non solo “regole” — La parte sui bias e sugli stereotipi è utile perché sposta l’attenzione dal “si dice/non si dice” a una domanda più adulta: perché lo sto dicendo così? Se lavori nella comunicazione o nel design, questo è ciò che fa la differenza tra checklist e progetto.
- Perché è pieno di esempi riusabili (e di contesto) — Ogni tema viene introdotto, contestualizzato e poi “messo a terra” con esempi pratici. Non è un testo che ti lascia con la sensazione di camminare sulle uova: ti aiuta a scegliere alternative migliori, e quando non esiste una soluzione perfetta ti insegna a ragionare per intento, destinatario, impatto.
- Perché parla anche di accessibilità digitale e microcopy — Molti libri sul linguaggio inclusivo restano fuori dal prodotto digitale. Qui no: c’è un ponte esplicito verso accessibilità e microtesti. È materiale utilissimo se progetti siti, app, e-commerce, aree riservate, oppure se fai branding e vuoi che il tone of voice non si rompa proprio nei punti più delicati (errori, disservizi, limiti).
3 motivi per non leggerlo
- Se cerchi un “manuale rapido” da sfogliare in mezz’ora — È scorrevole, sì, ma non è un riassuntino da post-it. Chiede attenzione, anche perché parla di temi complessi (e spesso emotivi). Se vuoi solo due trucchetti per “non sbagliare mai”, rischi di rimanere delusa: qui si lavora più sul ragionamento che sulla formula.
- Se ti infastidisce metterti in discussione — Il libro invita a riconoscere privilegi, bias e automatismi. Non lo fa con il dito puntato, ma è inevitabile che alcune pagine ti facciano pensare: “Ok, questa cosa la faccio anch’io”. Se non hai voglia di quel tipo di confronto, potresti percepirlo come faticoso.
- Se vuoi un testo solo sul genere (o solo sullo “schwa”) — Qui il tema è più ampio: genere sì, ma anche abilismo, ageismo, classismo, accessibilità. Se ti interessa esclusivamente un sotto-tema, potresti preferire un libro specialistico. Il valore di Scrivi e lascia vivere è proprio la visione “plurale”, ma non è detto che sia ciò che cerchi oggi.
Se vuoi un brand che accoglie, si parte da qui
Se ti porti a casa un’idea da questo libro, è questa: il linguaggio è un pezzo di prodotto. E un brand che vuole essere credibile non può permettersi testi che discriminano, semplificano male o creano barriere.
Se vuoi rivedere microcopy, tone of voice e contenuti del tuo sito (o della tua app) in ottica inclusiva e accessibile, posso aiutarti: dall’audit dei testi alla riscrittura, fino alla progettazione completa di UX/UI e architettura informativa.
In pillole
- È un manuale pratico di scrittura inclusiva e accessibile (224 pagine, uscita giugno 2022).
- Spiega perché parlare di “linguaggi inclusivi” (al plurale).
- Lavora su bias cognitivi e stereotipi prima di passare alle “soluzioni”.
- Affronta genere, abilismo, ageismo, classismo con esempi e risorse.
- Ha un focus utile per chi lavora nel digitale: accessibilità e microcopy.
- Ideale per: designer, copywriter, marketer, HR, chi scrive per il web.
- Meno adatto a: chi cerca scorciatoie o non vuole rimettere in discussione il proprio linguaggio.
Altri libri dello stesso autore da leggere
Se Scrivi e lascia vivere ti ha acceso la lampadina sul peso delle parole nell’esperienza, i passi successivi naturali sono:
Emotion Driven Design – Valentina Di Michele e Andrea Fiacchi
È un libro che porta la scrittura dentro la progettazione di interfacce “in sintonia con le persone”, lavorando sul rapporto tra contenuti ed emozioni: utile quando vuoi che UX writing, tone of voice e pattern conversazionali siano coerenti e orientati alla relazione.
Mindhunting. Capire le persone, progettare le esperienze – Andrea Fiacchi
un testo che unisce psicologia e design per leggere meglio comportamenti, motivazioni e contesti d’uso. Se ti interessa la parte “cognitiva” dietro alle scelte progettuali, è un buon complemento.
Libri simili di altri autori sullo stesso argomento
Qui ti propongo alcuni titoli che lavorano più o meno sugli stessi temi:
I micro-testi orientano l’utente e aumentano le conversioni.
È ideale per chi vuole rendere più efficace ogni punto di contatto digitale.
Chiamami così. Normalità, diversità e linguaggio inclusivo – Vera Gheno
ottimo per orientarsi nel dibattito italiano e capire perché le parole non sono mai neutre.
Content Design. Progettare contenuti web che fanno incontrare persone e aziende – Nicola Bonora
un testo italiano che ragiona di contenuti come progetto, non come “riempitivo”.


